marginalismo
s.m.
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Sing. Teoria economica sviluppata alla fine del 1800 da W. S. Jevons, K. Manger e L. Walras in Gran Bretagna e successivamente da E. Böhm-Bawerk e F. Wieser della scuola austriaca e da V. Pareto. Nella teoria marginalista, il valore dei beni dipende dalla valutazione soggettiva dei soggetti economici. Il concetto di analisi marginale si riferisce all'ultima quantità di bene o prodotto il cui valore, in condizioni di equilibrio, è equivalente al prezzo che l'acquirente è disponibile a pagare. Il valore del bene non è più correlato con la quantità di lavoro necessaria a produrlo, bensì con l'uso che il fruitore ne farà.